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Acquisti annoverabili: QUESTO E' ANCORA PIU' INUTILE AGGIORNARLO
APRILE:#Pataloni in raso nero di Jucca#Jeans noncicredochemisoentrati di Elementi#"Il continente diviso"di Hitchcock#"Le ombre dell'Europa"di Mazower#Due paia di calze di seta:sono una pazza!#Pochette bianca in vernice,frutto di shopping post depressione
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#Molte delle immagini esposte in questo blog sono state trovate sul web e in alcuni casi da me modificate:se la loro esposizione ed eventuale rielaborazione ledesse i diritti d'autore,inviatemi una mail e saranno prontamente rimosse.
#Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato periodicamente.Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7.03.2001.Ma è il mio boudoir..quindi fate i bravi eh?
#Studiare ancora!!
#Inviare i manoscritti
#Rendere giustizia a Padre:CONFESSARE!
#Preparare MedievaleII
#Preparare Storia dell'Europa Orientale
#Preparare arte moderna
#Studiare!!
#Sostenere il colloquio per il nuovo lavoro
#Comprare un paio di jeans
Da una settimana io e mio padre andiamo a passeggiare lungo il lago. Un appuntamento privato fatto di solchi sulla strada e un fiume di parole che sono più che altro pacche sulla spalla: noi ne abbiamo bisogno, sembra terapeutico, ho rinunciato ad appuntamenti e lezioni per le nostre private sedute di sostegno e forse questo è il mio problema. La mia esistenza mi ha riservato una sequela di violenti colpi in faccia sì, ma ho sempre avuto affianco qualcuno che mi consolasse con salutari pacche sulla spalla ed è per questo probabilmente che trovo inaccettabile il contrario; ho delimitato il territorio del mio mondo intimo, degli affetti e delle piccole segretezze, che mi rimane impossibile lasciare entrare chi non sa o non vuole conoscerne la nomenclatura.
Dal momento in cui ho pagato a caro prezzo la strategia della difesa come miglior attacco, ho iniziato con l'esclusione e l'autoreclusione che di per sè è ancor più nociva, ma spesso è anche l'atteggiamento degli altri a determinare il nostro, solo che sono stremata dalla scannerizzazione dei miei errori e da quelle che erroneamente -lo ammetto- chiamo contingenze.
Non sono gli altri a non dovermi toccare -sarei un'ingenua anche solo a pensare che questo possa essere possibile- ma io che devo imparare a non lasciarmi scalfire.
Qualcuno mi ha chiesto come riesca a non stancarmi del mio continuo procrastinare, come non mi stressi quel crogiolarmi in un continuo indugio; ebbene, consapevole che questo scatena il meccanismo di amore e odio che fa parte di me, ho sorriso un pò perchè mi conosco schifosamente bene. Tentenno, mi beo languidamente nel limbo, poi all'improvviso
-senza un apparente motivo- mi scatta la spinta decisionale e l'iperattività irrefrenabile: in cinque minuti svolte titaniche, programi stilati realizzati, pagine studiate e raggiunto l'obiettivo si torna sul triclinio.
Ecco sono in una fase d'irrazionale operosità che, unita alla dieta [ah tipo sti cazzi ma sono dimagrita 5 chili] crea un connubio micidiale: niente trucco, vivo in pigiama con le mani perennemente sporche d'inchiostro e i segni di matita sulla faccia (non ho idea di come ci riesca) tonnellate di gente morta da studiare e niente relazioni sociali.
Niente allarmismi: tra due settimane tornerò a non fare un cazzo, tranquilli
Sono tornata da qualche giorno e devo ancora metabolizzare ogni singola pietra altomedievale, ogni sentiero soleggiato, ogni bicchiere di porto gustato alla Ribeira al tramonto, ogni caloria ingurgitata alla Pasteis de Belém e quella strana sensazione di vedermi sbucare un cavaliere templare da un chiostro.
Abbiamo macinato chilometri acciottolati mano nella mano, scalato avvallamenti rocciosi aspettando una torre all'orizzonte e tagliato il Portogallo in macchina fumando sigari e dando i nomi alle cose.
Ho apprezzato tutto di questi dieci giorni, anche le frasi inaspettate e le consapevolezze giunte tardi, al contrario di quanto si possa credere stranamente sono grata per quel discorso duro e chiarificatore, perchè mi sta aiutando a ricordarmi quello che conta, a valorizzare le poche cose a cui tengo, nonostante me.
(Per le foto considerate che oggi sono riuscita a postare quelle di Budapest dopo due mesi e sì, sempre qui)
Sono circondata da appunti e cartine e sommersa da T-shirt improbabili, un armamentario di roba manco stessi andando ad esplorare la Patagonia.
Invece ho un aereo per il Portogallo domani: dopo tre giorni a Lisbona, ci aspetta un viaggio on the road con lo zaino in spalla(shiccosissimo tralatro), Pollock a fare le sue foto ed io a catturare immagini imprigionandole nelle parole.
Nascosti in un angolino -tra i bermuda e le sneackers- ho incastrato due vestiti tipicamente da me per non dimenticarmi chi sono, che è probabilmente un vezzo ed un gesto inutile, visto che non riesco a scordarmelo nemmeno per cinque minuti, nè per la pace, nè per la gloria, neanche per amore. On air: Josè Saramago, Viaggio in Portogallo Otis Redding, Sitting on the dock of the bay
Ci si vede cugini, non mi incasinate il blob
(male che va mettetece 'na pezza!)
Ho venticinque anni questa mattina.
La scorsa notte l'ho trascorsa nel solito posto speciale -la panchina sul lago- a scartare un regalo fantastico mentre Pollock scattava millemila foto alle mie facce buffe, dopo aver letto il biglietto d'auguri stortignaccolo di una cinquenne.
Ed in quel momento non mi sono sentita semplicemente felice, allegra o soddisfatta, ma amata. Amata da un uomo meraviglioso che accetta ogni mia piccola nota infantile e la trasmuta in una preziosa peculiarità, da una bambina di cinque anni che disegna farfalle per me e dai miei genitori che mi regalano viaggi con lo stesso entusiasmo con cui mi compravano le bambole.
E non ho pensato, nemmeno per un istante, a quello che non ho, alla mia fottuta procrastinabilità, al dolore che ho provato e alle cose che ho perso: ho il mio quarto di secolo e fa davvero la sua porca figura!
Sto vagliando l'ipotesi di andare per qualche giorno in un posto in cui non c'è nè telefono nè wirless, la cui unica compagnia sarà solo la carta dei miei libri e del mio diario; sì perchè sembro tanto poco prolifica, ma mai come in questo periodo sto affidando i miei pensieri alla scrittura (perchè la carta è più paziente degli uomini) e non perchè tema qualche bizzarra forma di ripercussione nell'esprimermi qui, non ho mai avuto problemi di sovraesposizione e nemmeno me li pongo.
La verità è che sono avida e profondamente gelosa della mia persona, ligia a regole autoimposte che non ammettono fallimenti e il mio essere è fallibile per sua natura: so che è una semplice essenziale regola di vita, ma è sostanzialmente il public enemy n°1 di Mademoiselle e finchè non vi scenderò a patti definitivamente, non diventerò mai adulta.
Poi - sì pare assurdo - detesto gli eccessi di comunicazione (anche lo slippettone maschile al mare ne è ascrivibile) e ogni volta che formulo un pensiero, in questi giorni, una qualche distorta entità mi censura, si imbarazza, si chiede subitaneamente "E sti cazzi?" e corro al diario, quello che ormai tutti considerano il mio vezzo.
Non voglio che questo posto diventi lo screen dei mie referti medici, un illusorio "piangitoio" o, peggio, lo specchio deformante della mia persona e in questo momento non saprei apporre filtri: ho bisogno di realtà, non sono in grado di dissimulare, o meglio, di trasformare quel che sento e non sopporterei di esporre confusamente al mondo tanta intimità con cui devo dialogare.
Quando avrò finito questo discorsetto con le varie allucinate personalità che albergano, sarò pronta..magari è solo una paturnia.
"Questo diario è il mio kief, il mio hashish, la mia pipa d'oppio. E' la mia droga e il mio vizio. Invece di scrivere un romanzo, mi sdraio con questo libro e una penna e indulgo in rifrazioni e diffrazioni."
A. N.
Sono stati giorni magnifici, ma pur sempre deliranti e per questo perfetti: la linearità nella mia vita non è mai stato un buon sintomo e convivere con ironia alle falle del mio corpo è un grande passo avanti.
Deliziosa cena in un ottimo ristorante giapponese in centro, innaffiata da una strampalata bottiglia di falanghina e voglia di sperimentare, l’unica costante l’ebbrezza: la prima volta che ho mangiato giapponese ero appena atterrata in Spagna, staca e ubriaca non ho capito nemmeno cosa stessi ingerendo.
Ebbene, passeggiare euforica e avvinazzata per Trastevere con l’uomo della tua vita non ha prezzo, entrare nella casa di Goethe e assistere ad un’improvvisazione post-futurista in stato alcoolico è di poco inferiore alla sera in cui io e Pollock vedemmo da fatti Constantine al cinema e ogni fotogramma era un “Ohhhh!”.
Nemmeno la mia debacle è riuscita a rovinare la serata: mi sono trascinata per il Pantheon, sapientemente guidata per tutte le viuzze di Roma fino ad arenarmi in macchina; la nottata è finita all’autogrill: avevo voglia di un cornetto e son finita a comprare questo.
Dulcis in fundo, per tutta la notte anche il mio mondo onirico è stato in pieno jappo-style, alle prese con le mie compagne di liceo che nascondevano la loro vera identità e le loro reali intenzioni: erano delle guerriere Sailor che proponevano al mio fianzato (anch’egli supereroe) di parteciare ad una gang-bang; la sua risposta?
“Ci devo pensare”
Per non smentirmi: domani faccio la valigetta chè ho una degustazione di vini, essendo io ovviamente ammalata (raffreddore e tosse con 40°all'ombra) mi alcolizzerò senza degustare.
(Sto karma mi perseguita: Alegria!)
Avevo scritto un post delirante e vagamente piagnucoloso sulla mia salute inesistente e riguardo la mia ultima visita al pronto soccorso la scorsa notte.
E' che sono confinata a letto, inchiodata qui ad aspettare di partorire due calcoli gemelli, mentre il mio carrozzone circense mi vortica intorno e non mi fa bene, i dolori disumani vanno in tandem con le pippe mentali: autoconsapevolezza che nulla ha a che vedere con la rassegnazione, una rabbia che mi rende capricciosa, nevrotica e insopportabile, praticamente mi starei sul cazzo anche io.
Ecco, è un bene che quel post si sia polverizzato: perfino la tecnologia non avalla l'autocommiserazione che non ho
Il fatto che il mio notebook sia collassato è una delle tante fatalità che da sempre mi colpiscono ad hoc; sì, perchè in questi giorni sto vivendo una sorta di delizioso isolazionismo autoindotto, mi sto dedicando ai miei pensieri e per una che spesso li ignora arbitrariamente per favorire un antropico benessere, è davvero molto.
Mi sono dipinta le unghie e in quel rosso cupo da post cena con le ragazze mi sono chiesta cosa sia l'amore per me, o meglio, perchè sia così diverso dalla loro visione tangibile e passionale, perchè io lo veda nella curva del polso mentre le mani afferrano il volante, nel suo modo di prepararmi il the, in quella dolce e ironica condiscendenza che ha per me.
Poi, un gesto, un semplice banale gesto per occhi allenati, mi ha portato a questo stato di nebulosa distrazione: un libro.
Un libro che cercava per me lo scorso anno, giunto inaspettato il week end passato.
- Ah te ne sei ricordato! Lo cercavi l'anno scorso giusto? - No, non ho mai smesso di cercarlo da quel giorno
E in quell'istante, mi si è sigillato il cuore, mi sono chiusa in una sorta di Sindrome di Sthendal davanti al quadro più compiuto che abbia mai visto che è quest'uomo, che cerca da un anno lo stesso libro per me, che invece di partire per il suo compleanno, sposta un fine settimana a Budapest insieme affinchè cada nel giorno del nostro anniversario, che ogni giorno mi porta a desiderare di potermi guardare con i suoi occhi.
Se il tuo fidanzato passa le vacanze di Pasqua in Florida e ti lascia in compagnia di Virginia Woolf e Sylvia Plath, qualcuno potrebbe leggervi un sottotesto che inneggia implicitamente al suicidio.
Ma in realtà cercavo da tempo immemore questo film e questo libro e Pollock me li ha regalati inaspettatamente, in modo che mentre lui si arrostisce sulle spiagge di Miami io non mi senta sola; considerando che come ovvio i miei daranno sicuramente un pranzo per qualche strampalato amico che a tavola non capirà mai le mie battute sarcastiche, direi che trascorrere la santa pasqua con due nevrotiche suicide è il meglio che possa avere.
Che poi, non avete idea di quanto abbia apprezzato il gesto: a scanso delle apparenze che mi fanno allegra e festaiola, io adoro la gente depressa e lugubre, le scrittrici disturbate e tormentate e i cani con le orecchie lunghe.
Dormi tranquillo eh: non ho intenzione di ficcare la testa nel forno il giorno di Pasqua..era solo la mia ironia da due neuri