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Acquisti annoverabili: QUESTO E' ANCORA PIU' INUTILE AGGIORNARLO
APRILE:#Pataloni in raso nero di Jucca#Jeans noncicredochemisoentrati di Elementi#"Il continente diviso"di Hitchcock#"Le ombre dell'Europa"di Mazower#Due paia di calze di seta:sono una pazza!#Pochette bianca in vernice,frutto di shopping post depressione
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#Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato periodicamente.Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7.03.2001.Ma è il mio boudoir..quindi fate i bravi eh?
#Studiare ancora!!
#Inviare i manoscritti
#Rendere giustizia a Padre:CONFESSARE!
#Preparare MedievaleII
#Preparare Storia dell'Europa Orientale
#Preparare arte moderna
#Studiare!!
#Sostenere il colloquio per il nuovo lavoro
#Comprare un paio di jeans
Sono tornata da qualche giorno e devo ancora metabolizzare ogni singola pietra altomedievale, ogni sentiero soleggiato, ogni bicchiere di porto gustato alla Ribeira al tramonto, ogni caloria ingurgitata alla Pasteis de Belém e quella strana sensazione di vedermi sbucare un cavaliere templare da un chiostro.
Abbiamo macinato chilometri acciottolati mano nella mano, scalato avvallamenti rocciosi aspettando una torre all'orizzonte e tagliato il Portogallo in macchina fumando sigari e dando i nomi alle cose.
Ho apprezzato tutto di questi dieci giorni, anche le frasi inaspettate e le consapevolezze giunte tardi, al contrario di quanto si possa credere stranamente sono grata per quel discorso duro e chiarificatore, perchè mi sta aiutando a ricordarmi quello che conta, a valorizzare le poche cose a cui tengo, nonostante me.
(Per le foto considerate che oggi sono riuscita a postare quelle di Budapest dopo due mesi e sì, sempre qui)
Sono circondata da appunti e cartine e sommersa da T-shirt improbabili, un armamentario di roba manco stessi andando ad esplorare la Patagonia.
Invece ho un aereo per il Portogallo domani: dopo tre giorni a Lisbona, ci aspetta un viaggio on the road con lo zaino in spalla(shiccosissimo tralatro), Pollock a fare le sue foto ed io a catturare immagini imprigionandole nelle parole.
Nascosti in un angolino -tra i bermuda e le sneackers- ho incastrato due vestiti tipicamente da me per non dimenticarmi chi sono, che è probabilmente un vezzo ed un gesto inutile, visto che non riesco a scordarmelo nemmeno per cinque minuti, nè per la pace, nè per la gloria, neanche per amore. On air: Josè Saramago, Viaggio in Portogallo Otis Redding, Sitting on the dock of the bay
Ci si vede cugini, non mi incasinate il blob
(male che va mettetece 'na pezza!)
Ho venticinque anni questa mattina.
La scorsa notte l'ho trascorsa nel solito posto speciale -la panchina sul lago- a scartare un regalo fantastico mentre Pollock scattava millemila foto alle mie facce buffe, dopo aver letto il biglietto d'auguri stortignaccolo di una cinquenne.
Ed in quel momento non mi sono sentita semplicemente felice, allegra o soddisfatta, ma amata. Amata da un uomo meraviglioso che accetta ogni mia piccola nota infantile e la trasmuta in una preziosa peculiarità, da una bambina di cinque anni che disegna farfalle per me e dai miei genitori che mi regalano viaggi con lo stesso entusiasmo con cui mi compravano le bambole.
E non ho pensato, nemmeno per un istante, a quello che non ho, alla mia fottuta procrastinabilità, al dolore che ho provato e alle cose che ho perso: ho il mio quarto di secolo e fa davvero la sua porca figura!
Budapest mi ha illuminato gli occhi e il New York Palace mi ha riconciliato col mondo, come ha detto Pollock vedendomi uscire dopo due ore di spa.
Tre giorni sono sufficienti sia per vedere la città (deliziosa), per esplorare la collina di Buda e scalare la Cittadella (beh le informazioni sui mezzi di trasporto non sono il loro forte, ma gli ungheresi sono il popolo più ospitale e gentile che ho conosciuto, quindi si sforzeranno di aiutarvi) che per girovagare in lungo e in largo per Pest, ma quattro giorni sarebbero l'ideale per risparmiarvi l'effetto sfacchinata.
Vi sconsiglio la Budapest Card e le forme di biglietto comulativo, la città è a misura di Mademoiselle e usando la metro (a parte la linea 1 d'epoca, interamente in legno e maioliche da vedere assolutamente) vi perdereste dei palazzi liberty meravigliosi e le passeggiate sui ponti dove si mescolano (specie nel week end su quello delle Catene) autoctoni e turisti, bancarelle d'artigianato raffinato e chioschi di dolci e carne. Per lo shopping c'è ovviamente l'Andrassy, una sorta di via Condotti, coi suoi Dior, Versace e via dicendo, proibitivi come in Italia: io ho optato per le manifatture, ho comprato un diario in pelle rilegato a mano da un ragazzo simpaticissimo.
E ora veniamo al tanto sospirato Hotel. Il New York Palace del gruppo Boscolo è il non plus ultra del lusso e della raffinatezza nel servizio, nel cibo e nella cortesia, la colazione è un'esperienza trascendentale e il modo che hanno di coccolare gli ospiti ti fa venir voglia di abbracciare l'inserviente. Il Palazzo nasce come un cafè ottocentesco, quella che è ora l'immensa hall di marmo dai lampadari giganteschi, strutturata come una coorte in cui si affacciano i quattro piani dell'albergo in un colonnato da togliere il fiato; la particolarietà delle stanze è il lampadario centrale, assolutamente originale per ognuna: il nostro era una cascata di narcisi di cristallo, intrecciati da rami di foglie in ferro battuto.
Inutile parlarvi della pulizia, dei prodotti Etro per il bagno, dell'isolamento degli infissi che mi sembrava di stare in un cocoon (o al manicomio dipende dai punti di vista) perchè ciò che vi shoccherà sarà la spa: hammam, sauna e una vasca olimpionica idromassaggio in marmo e piastrelle con getto centrale che non vorrete più uscire (c'è anche la palestra, ma l'ho schifata appena entrata quindi non chiedetemi che ci fosse). E, soprattutto, la massaggiatrice: un angelo, un'essere etereo che mi ha fissato un trattamento senza appuntamento, che invece di farmi un massaggio rilassante di 50 minuti, si è presa cura delle mie fragili membra per più di un'ora e allo stesso prezzo della mia estetista che lavora in casa. Quando sono uscita stavo fatta, nemmeno il pensiero del taxi che ci avrebbe portato via poco dopo avrebbe potuto scalfire la mia teutonica aria di benessere: sarebbe bastato varcare il romanico suolo per incazzarnmi e farmi spuntare una bolla sul mento (mannaggia il clero).
Perchè oggi ve dice bene: se avete bisogno di info più dettagliate e/o indirizzi e curiosità, contattatemi che ho stilato una sorta di mini guida alternativa.
Sono stati giorni magnifici, ma pur sempre deliranti e per questo perfetti: la linearità nella mia vita non è mai stato un buon sintomo e convivere con ironia alle falle del mio corpo è un grande passo avanti.
Deliziosa cena in un ottimo ristorante giapponese in centro, innaffiata da una strampalata bottiglia di falanghina e voglia di sperimentare, l’unica costante l’ebbrezza: la prima volta che ho mangiato giapponese ero appena atterrata in Spagna, staca e ubriaca non ho capito nemmeno cosa stessi ingerendo.
Ebbene, passeggiare euforica e avvinazzata per Trastevere con l’uomo della tua vita non ha prezzo, entrare nella casa di Goethe e assistere ad un’improvvisazione post-futurista in stato alcoolico è di poco inferiore alla sera in cui io e Pollock vedemmo da fatti Constantine al cinema e ogni fotogramma era un “Ohhhh!”.
Nemmeno la mia debacle è riuscita a rovinare la serata: mi sono trascinata per il Pantheon, sapientemente guidata per tutte le viuzze di Roma fino ad arenarmi in macchina; la nottata è finita all’autogrill: avevo voglia di un cornetto e son finita a comprare questo.
Dulcis in fundo, per tutta la notte anche il mio mondo onirico è stato in pieno jappo-style, alle prese con le mie compagne di liceo che nascondevano la loro vera identità e le loro reali intenzioni: erano delle guerriere Sailor che proponevano al mio fianzato (anch’egli supereroe) di parteciare ad una gang-bang; la sua risposta?
“Ci devo pensare”
Per non smentirmi: domani faccio la valigetta chè ho una degustazione di vini, essendo io ovviamente ammalata (raffreddore e tosse con 40°all'ombra) mi alcolizzerò senza degustare.
(Sto karma mi perseguita: Alegria!)
Ho partorito, quindi sono viva e non dovrete più sorbirbi twittate patetiche e strappalacrime.
E' stata una settimana da timor panico, perchè oltre alla salute ha vacillato la mia profonda consapevolezza sull'invincibilità della mia persona: al solito, non era il dolore fisico a tramortirmi, ma l'immensa fatica che faccio ogni volta nel ribellarmi agli eventi della mia vita, quella pretesa di superiorità autoimposta e la rabbia costante.
Bene, la stronza è tornata con un rene obeso e ammaccato che prontamente verrà messo a dieta, con decine di telefonate di amici che si congratulano per il parto
( domenica faccio il battesimo a sto punto ) ed un uomo meraviglioso che mi ha curata, coccolata con regali e carezze e che soprattutto mi ha sopportata come mai nessuno.
Appunto, per festeggiare, questo we con molta probabilità si va qui con seguito di cena giapponese in programma da secoli: nonostante l'involucro fallato, io sono una ragazza terribilmente fortunata.
Siccome mi pesava il culo: finalmente mi sono decisa a pubblicare qualche foto sul flickr e a dare una piccola sistemata al template che ho ridotto un cesso ( con scarsi risultati ). Se ci fosse qualche nerd benevolo, intenzionato a metterci mano o a farne uno ad hoc per Madeimoselle, avrà un Martini in regalo o fate vobis ( su che mica sono l'unica a non avere un cazzo da fare! )
Il fatto che il mio notebook sia collassato è una delle tante fatalità che da sempre mi colpiscono ad hoc; sì, perchè in questi giorni sto vivendo una sorta di delizioso isolazionismo autoindotto, mi sto dedicando ai miei pensieri e per una che spesso li ignora arbitrariamente per favorire un antropico benessere, è davvero molto.
Mi sono dipinta le unghie e in quel rosso cupo da post cena con le ragazze mi sono chiesta cosa sia l'amore per me, o meglio, perchè sia così diverso dalla loro visione tangibile e passionale, perchè io lo veda nella curva del polso mentre le mani afferrano il volante, nel suo modo di prepararmi il the, in quella dolce e ironica condiscendenza che ha per me.
Poi, un gesto, un semplice banale gesto per occhi allenati, mi ha portato a questo stato di nebulosa distrazione: un libro.
Un libro che cercava per me lo scorso anno, giunto inaspettato il week end passato.
- Ah te ne sei ricordato! Lo cercavi l'anno scorso giusto? - No, non ho mai smesso di cercarlo da quel giorno
E in quell'istante, mi si è sigillato il cuore, mi sono chiusa in una sorta di Sindrome di Sthendal davanti al quadro più compiuto che abbia mai visto che è quest'uomo, che cerca da un anno lo stesso libro per me, che invece di partire per il suo compleanno, sposta un fine settimana a Budapest insieme affinchè cada nel giorno del nostro anniversario, che ogni giorno mi porta a desiderare di potermi guardare con i suoi occhi.
Mi ci sono impegnata, ho voluto provare l'inebriante sensazione della comunanza e mi sono data alla pasquetta stile barbecue, ho perfino giocato con le carte di ruolo o quel che sono e ne ho dedotto che i marshmallows fanno schifo al cazzo e che a me non piace condividere: forse perchè ho dovuto dividere tempo e affetto dalla nascita, forse perchè sono allegramente disturbata.
Mi sono sforzata di fare la giovane in mezzo agli adolescenti, ma avevo insito quell'atteggiamento velato da sorella maggiore anche se in fondo mi sono divertita.
Oggi volevo sollevare il morale a Jacky che c'ha l'ansia e le paranoie, ma è talmente disfattista che mi si è ingrippato il cervello e mi ha messo addosso una paura fottuta sul futuro, sul lavoro che non c'è, sui mutui che non ti concedono e alla fine ho iniziato a pensare che io e Pollock andremo a vivere in un bagno chimico per strada e il giorno che potremo mettere al mondo un figlio, avrò oltrepassato l'età fertile e dovremo prendere un cane.
La prossima volta che mi balena l'idea di condividere prendetemi a calci in culo per favore Ammazza quanto so solare: ho agognato Sylvia Plath tutto il giorno e se Pollock non si sbriga a tornare, gli farò notare che immaginarlo a sollazzarsi con Mickey Mouse ad Orlando non mi fa sesso per niente
Se il tuo fidanzato passa le vacanze di Pasqua in Florida e ti lascia in compagnia di Virginia Woolf e Sylvia Plath, qualcuno potrebbe leggervi un sottotesto che inneggia implicitamente al suicidio.
Ma in realtà cercavo da tempo immemore questo film e questo libro e Pollock me li ha regalati inaspettatamente, in modo che mentre lui si arrostisce sulle spiagge di Miami io non mi senta sola; considerando che come ovvio i miei daranno sicuramente un pranzo per qualche strampalato amico che a tavola non capirà mai le mie battute sarcastiche, direi che trascorrere la santa pasqua con due nevrotiche suicide è il meglio che possa avere.
Che poi, non avete idea di quanto abbia apprezzato il gesto: a scanso delle apparenze che mi fanno allegra e festaiola, io adoro la gente depressa e lugubre, le scrittrici disturbate e tormentate e i cani con le orecchie lunghe.
Dormi tranquillo eh: non ho intenzione di ficcare la testa nel forno il giorno di Pasqua..era solo la mia ironia da due neuri
Forse sarà l'essere egocentrica, ma non sono le grandi svolte epocali a meravigliarmi, in genere è la microstoria ( la mia ) calata negli eventi, o ancor di più le stronzate; del tipo che non mi ha scioccata che Obama fosse diventato Presidente, ma che io abbia assistito alla cosa.
E' che l'altra sera alla mia domanda " Fai qualcosa stasera? " Madre ha risposto giuliva " Assolutamente no, dobbiamo vedere I Monologhi della Vagina! " e nell'attesa sfibrante della seconda serata continuava a ripetere come una ragazzina sfiancante " Ma quando arriva sta vulva?! " Son cose impagabili e inspiegabili, se penso che la donna che continua ad urlare
" Fica! Fica! Ficaaaaaaa! (cit.) " da giorni è la stessa che mi menava con la cucchiarella. Simultaneamente, Pollock parte per Miami tra un mese e io docilmente ho rinunciato a seguirlo, senza nemmeno tentare i miei soliti machiavellici piani di sponsorizzazione, rifiutando snobisticamente l'offerta melliflua del solito parente ricco, perchè sarebbe stata una spada di Damocle fino al 2040: per una volta, ho pensato alle conseguenze delle mie azioni, non ci credo, mi ucciderà e la cosa non mi stupirà per niente.