Ho voglia di calze colorate, di mise sixties, cappottini gialli, castagne e cacio&pepe.
Avrei voglia di mollare il regime alimentare para-fascista e farmi ad una ad una tutte le sagre eno-gastronomiche della mia regione, smantellare l’armadio, svuotare la stanzetta delle scarpe e riempirli di nuovo e, soprattutto, più di qualunque impalpabile vestito, più di ogni inarrivabile monumentale stiletto, più dei deliziosi cannelloni di mia madre, io vorrei con tutta me stessa che la lista degli esami che mi mancano alla laurea si autodepennassero, che la pila di libri davanti a me si assottigliasse all’improvviso.
Che inizio ad avere paura: ogni volta che una persona ripone tanta fiducia nelle mie capacità io temo di tradire le aspettative e la professoressa era così entusiasta di affidarmi una tesi su cui punta molto per risvolti futuri, convinta che macinerò esami senza sforzo, che ci credo perfino io.
Ma -e questa è la cosa più sconvolgente- non vorrei mai, nemmeno per un attimo, che la tesi fosse lì finita davanti a me grazie ad un incantesimo allucinatorio: la odierò, maledirò me e quella fottuta paccotiglia fra qualche mese o un anno, ma non ora.
Adesso ho quella smania per l’avventura che inizia e, benchè sia una delle poche spostate mentali che alla mia età si esalta per la gente morta, per le guerre e per i nobili lascivi, è meraviglioso provare di nuovo tanto entusiasmo perduto.

Autoreclusioni imposte: una sosta dal fancazzismo ,
mi è passato per la testa il 16/09/2009
Qualcuno mi ha chiesto come riesca a non stancarmi del mio continuo procrastinare, come non mi stressi quel crogiolarmi in un continuo indugio; ebbene, consapevole che questo scatena il meccanismo di amore e odio che fa parte di me, ho sorriso un pò perchè mi conosco schifosamente bene. Tentenno, mi beo languidamente nel limbo, poi all'improvviso
-senza un apparente motivo- mi scatta la spinta decisionale e l'iperattività irrefrenabile: in cinque minuti svolte titaniche, programi stilati realizzati, pagine studiate e raggiunto l'obiettivo si torna sul triclinio.
Ecco sono in una fase d'irrazionale operosità che, unita alla dieta [ah tipo sti cazzi ma sono dimagrita 5 chili] crea un connubio micidiale: niente trucco, vivo in pigiama con le mani perennemente sporche d'inchiostro e i segni di matita sulla faccia (non ho idea di come ci riesca) tonnellate di gente morta da studiare e niente relazioni sociali.
Niente allarmismi: tra due settimane tornerò a non fare un cazzo, tranquilli

L'esame più grande ,
mi è passato per la testa il 09/02/2009
L'esame è domani ed io lo sto aureolando d'importanza cosmica, perchè l'ultimo che ho sostenuto risale al tempo del prima, al giurassico.
A prima che insieme alle ossa e alle difese immunitarie mi si smagnetizzasse pure il cervello e il mio cervello direttamente connesso alle mani mi dicesse che io non ce la potevo fare: d'accordo avevo un reale impedimento e sì mi ci sono crogiolata, ci ho sguazzato al punto tale che il massimo dell'impresa era diventato la scelta del vestito, perchè tutto intorno a me - persone, referti medici e quotidianità - erano una lucina lampeggiante che diceva "Attenzione: fragile! "
Sono stati giorni faticosi, senza escludere che, a parte qualche commento, ho volutamente omesso di parlare del caso Englaro, perchè colpendomi sul personale mi ha scioccata, perchè nonostante la faccia da culo ho uno strano pudore, perchè avrebbe comportato dovermi guardare dentro e ricordare momenti in cui questi discorsi li facevo sulla mia pelle e non sembravano poi molto improbabili o relegati ad un futuro lontano e ipotetico.
Quindi vado a riprendermi un pezzetto di vita.. rigorosamente sui tacchi a spillo!

Il significato epifanico delle scarpe ,
mi è passato per la testa il 02/02/2009
Sto preparando un esame monumentale che mi perseguiterà con i vari seminari e relazioni integrative fino a giugno, ma che mi aspetta comunque il prossimo martedì.
L'ultima settimana l'ho passata reclusa in camera sul saggio di Irwin che sostanzialmente getta merda su Said ( non mi va di linkare, poi a chi importa dell'orientalismo? ) con l'occhio che virava a destra sull'unica distrazione presente: una scatola di scarpe mai messe.
Ma più che sulle scarpe ( mmh non ci giurerei ) il mio pensiero virava sull'ultima domenica pomeriggio trascorsa con Pollock al centro, nel quale mi sono crogiolata per giorni e sui sentimenti che un paio di scarpe possono generare.
Le vie di Roma sotto un sole tiepidino e anemico, la penombra della sala che proiettava la sua ombra lunga mescolata ai graffiti di Jean-Michel e la frase incantatrice in strada dopo la nostra solita dissertazione post-mostra
" Ho voglia di regalarti un paio di scarpe "
Il mio fidanzato non ha la minima idea del balzo al cuore, delle lacrime agli occhi di fronte a quel tripudio di bordeaux scamosciato classe 10, ma più di tutto del significato epifanico, escatologico e mistico di questa frase.
Rosicate donne, ritorno a studià

Il mattino ha lo sclero in bocca ,
mi è passato per la testa il 23/01/2009
E’ risaputo che io abbia disturbi del sonno, sostanzialmente quando gli altri dormono io vago per casa come il fantasma di Beatrice Cenci e, viceversa verso in uno stato di disperato coma vigile: il risveglio è il momento più critico della giornata in casa Mademoiselle, momento di transizione delicatissimo di cui puntualmente si ignora il fragile equilibrio.
Ieri mattina sono stata svegliata dall’estetista ( Mademoiselle non va nei centri estetici con le luci blu al neon dove ogni squinzia frenchmanicurata conosce a rotazione la consistenza del suo bulbo pilifero: giammai, lei è “vintage davero eh” e la fa venire nella sua magione, dove il tutto dovrebbe rimanere occultato ) presto, troppo presto; col suo vociare incessante in sottofondo mi ha torturato i piedi per un’ora ( Te vile maschio, desideri che la tua donna indossi sempre tacco 12? Sgancerai ogni 20 giorni 20 euri per la pedicure, sappilo ) seguentemente, mi ha sbatacchiato sul fratino di marmo come un quarto di bue e depilato qualunque superficie riconosciuta porosa al ( suo ) tatto, al punto che a stento mi son rimasti i capelli.
Un’altra ora, mentre parlava ovviamente di corna. Mi ha chiamata “Baby” per tutta la mattina e, credo di averlo già detto altrove, non so se sia stato più doloroso questo o la ceretta: “ alza la gamba baby- brava baby pancia in sotto”
Ma baby dillo a tu sorella.
Che se c’è una cosa che non ho mai capito ( a parte le equazioni ) è il perchè gli americani ficchino un baby in ogni frase anche se stanno parlando con un’ottuagenaria rimbambita.
Va beh, Madre chiama tutti “Nì” che a Roma si usa, ma lei può tutto: è la Donna della Sangria.
Anche stamane mi sono alzata stanca, incazzata perchè probabilmente mi avevano spostato una forcina ( la facilità con cui mi incazzo è pari a quella con cui mi passa però ) e costretta a trascorrere la mattinata con l’Hapologetica Historia di Las Casas: un calcio nei coglioni ad averceli, di sicuro una ceretta all’inguine senza preavviso.

Il tempo libero logora chi ce l'ha ,
mi è passato per la testa il 02/12/2008
Riflettevo giusto ieri sulla mia indolenza, che è la causa principale delle mie elucubrazioni mentali; sì il punto è che ho troppo tempo libero e non ci sono abituata, così il mio cervello, dannatamente arroventato, è colto alla sprovvista e si getta nelle più assurde congetture.
Ad esempio, sono stata tre giorni a chiedermi perchè il mio ex abbia figliato e si sia iscritto a facebook esclusivamente per darmi la buona novella: nell'immaginario collettivo gli ex muoiono, finiscono in comunità dopo aver compreso quanto inutile sia continuare a vivere senza te, o fanno l'elemosina sul ciglio della starda e te sprezzante gli lanci qualche ramino. Questo, ovvio, anche se l'hai lasciato te e ti eri dimenticata della sua esistenza prima della notizia.
Motivo?
E' che c'ho troppo tempo libero.
Oppure ti invitano alla cena di classe del liceo e scopri che qualcuno è, a tutt'oggi, nostalgicamente ancorato all'idea - completamente sbagliata - che si era fatto di te 10 anni fa, invece di fregartene ti senti amareggiata e perdi il poco sonno a chiederti se eri davvero tanto stronza.
Motivo?
E' che c'ho troppo tempo libero.
Per non parlare delle imprese che ti sembrano tanto titaniche, quando, invece, sono normale amministrazione, così, continui a crogiolarti nel fancazzismo e perseveri in una spirale micidiale..
Motivo?
Sì, sempre quello.
Quindi, per superare l'empasse, decido che devo tenermi occupata ( profiquamente: il bricolage e The Sims non valgono! ) ed accetto la proposta della docente di raddoppiare il mio programma d'esame; mi sento tutta gioia&gaudio mentre volteggio per i corridoi della facoltà ( ok non volteggio, gli esseri umani non lo fanno ) quando d'improvviso realizzo:
devo consegnare una tesina sulla lettera di un missionario gesuita portoghese scritta in uno stentato inglese del '500, di cui non esistono traduzioni. Scadenza tra dieci giorni, cinque dei quali sarò temporaneamente cieca.
Ma tenersi le pippe mentali e farsi i cazzi propri io proprio no eh!

Tremate tremate le streghe son tornate! ,
mi è passato per la testa il 18/11/2008
E' che volevo scrivere un post tutto incazzoso sull'università ( no niente di politico, mi volevo solo lamentare) ma le giornate, una volta tanto, volgono in meglio anche per me.
Non che sia accaduto nulla di trascendentale, è la mia autoconsapevolezza a stupirmi e farmi sentire migliore..come una volta.
Sì perchè Mademoiselle era una ragazza impegnata che adorava addormentarsi stanca: ottimi voti, massima concentrazione e due lavori - uno per coscienza&soldi, l'altro per velleità di successo -; una giovane donna determinata che non si spaventava certo alla prospettiva di una giornata piena o di rischiare chissà cosa per un discorso ardito.
Poi è successo qualcosa che ha iniziato a portarsi via un pò di me e non so come mi sono trasformata nella paralitica lagnosa di Heidi, con tremila paranoie, dolori e paura di fare e di mettersi in gioco: temere la giornata di oggi - sfiancante e molto lunga - mi ha fatto sentire una malata fobica e questa non sono io.
Così mi sono svegliata all'alba, ho piantonato lo studio di un prof. che, nonostante ritardi ed esami ancora da terminare, mi ha proposto la tesi ( ok stavo per piangere, ma solo per un attimo ) ho brutalizzato un'assistente saccente ed ignorante, ho studiato e, raggiungendo Padre, gli ho strappato una fantastica cappa bianca ( d'accordo questo potevo tralasciarlo ).
Mi sono sfilata la divisa da universitaria efficiente per sostituirla con quella da perfetta mademoiselle bon ton e sono andata a lavoro e qui l'inaudito per l'amica sfigata di Heidi: ho sfoderato il mio sguardo più convincente, sfiorato appena la mia collana portafortuna e, nel mantra "Io vinco, io vinco, io vinco sempre", mi sono auto-candidata per un lavoro - vero - ; un lavoro che voglio da mesi, ma che non ho mai osato chiedere perchè mi tremava la voce.. questa cosa mi sciocca a morte: ora che ci penso, non ricordo mi sia mai tremata la voce.
Pollock aveva ragione: sto tornando..coming soon

Mademoiselle: l'ammutinata del Bounty ,
mi è passato per la testa il 30/09/2008
Le giornate che iniziano male non possono che finire peggio: c'ho le prove.
Le mie di giornate non si sa bene quando inizino o finiscano grazie alla mia ormai nota insonnia; curarsi i disturbi del sonno smanettando in rete non giova, anzi, e non parlo di flame da orticaria: no, niente velate allusioni o twitter pruriginosi.
Parlo del sito di Facoltà, parlo dell'ordinamento che mi è apparso nuovissimo [ancora!] e bizantino [di più?!] appena ci ho cliccato su: una costellazione di sigle che nemmeno i cablogrammi sovietici, crediti sballati e curricula mai visti, ognuno dei quali associato ad un colore che la pagina sembrava una puntata di "Sandy dai mille colori".
Per la cronaca, il mio curriculum è un marroncino vomito che non accetterò mai.
Così, con la disperazione in corpo e il sonno definitivamente andato, giungo alla conclusione di dover prendere una laurea per riuscire a capire come laurearmi.
Dopo tre ore di occhi sbarrati, mi alzo per votarmi alla cura del mio corpo con un fisioterapista zelante che ha indetto la "Giornata dell'odio delle mie mani". Ma bene!
Torni a casa dolorante, affamata e incazzata chè ti aspetta un brodino anemico, essendo Mademoiselle intenzionata ad espellere i mojitos estivi tramutati in CULO-PANCIA-FIANCHI [sì, sì, ho scritto proprio culo accanto a pancia e anche accanto a fianchi: aaah che volgaritè!]
Fingi che sia una carbonara, fingi che il tuo corpo sia un tempio e vai a dormire che ti aspetta lo Pseudolavoro: Mademoiselle fa l'hostess-schiava nel salotto bene di Crudelia, non sta bene avere le rughe da fame e le occhiaie, ergo mascherina imbarazzante e a letto.
Mi sono svegliata in ritardo, coi segni del cuscino sulla guancia e Carlotta che mi leccava la faccia e, dulcis in fundo, un incisivo spezzato [magari ho lottato in fase REM con l'ologramma di Flava Vento e ha vinto lei, mah.]
Così, disperazione, telefonate convulse a tutta Roma e via allo Pseudolavoro, con la consapevolezza che non avrei tollerato una sola volta l'espressione AGGREGAZIONE SOCIALE.
Mentre coi tacchi 12 che mi flagellavano i piedi mi chiedevo "Che cazzo ho fatto di male?! [aridaje!] Perchè il mio corpo è peggio del Bounty?![non lo snack:quella sì che sarebbe una metafora esaltante] il telefono squilla
Capa:- Volevo dirti che l'appuntamento è saltato: non è un problema se vai a piedi al V. giusto?
Certo, no che non è problema.
Insomma chi non ha mai visto un' hostess che non sorride e va scalza per le vie lastricate di sanpietrini e imprecazioni? Eh.

Le procrastinabilità di Mademoiselle, ovvero come non fare un cazzo e ricevere regali in cambio ,
mi è passato per la testa il 20/05/2008
A furia di star dietro ad appuntamenti, flirt, serate alcooliche e giri perlustrativi, stavo deliberatamente dimenticando che una parvenza di serietà nella mia vita ci sarebbe anche.. che poi sembro una principessa viziata senza principi morali e impegni costruttivi (forse principi morali me lo potevo risparmiare..)
Dunque, dovrei sostenere un esame di storia europea, tra gli altri, ma questo ho deciso di studiarlo seriamente, perchè lo darò davvero; in settimana probabilmente avrò un altro colloquio di lavoro, quello di dieci giorni fa è andato e mi faranno sapere a fine mese: la nota positiva del mio fancazzismo sta nella poca angoscia dettata dall'attesa..è già fine mese e me l'ero pure dimenticato.
Alla domanda "Cosa pensa di offrire?" avrei risposto "Scusi, ma non mi ha visto bene?" e alla seguente "Cosa si aspetta da questo lavoro?" decisamente "Tante paia di scarpe"
Devo essere onesta con voi: questo post è dettato dal senso di colpa,perchè Padre mi ha regalato un portatile oggi e io mi chiedo cos'abbia fatto per meritarmelo..sinceramente tutta questa serietà di propositi mi ha già messo addosso un' angoscia inusitata!

Considerazioni post WE: vado a vivere da sola? ,
mi è passato per la testa il 14/04/2008
Lo sapevo, che sarebbe giunto inesorabile il lunedì mattina e che, proprio nel momento in cui dovrei considerare l'ennesimo progetto con più obiettività per non renderlo un'alzata di testa, tutti qui impazziscono e non ti danno un motivo uno per essere più riflessiva.
Ok, andiamo per gradi,capirete l'enigma dopo che vi avrò raccontato del venerdì sera,strettamente collegato alla nuova idea che ho partorito.
Sono andata da A. con tutti i miei giocattoli, trascinati fra stazioni e metropolitane, e alle nove eravamo pronte a dare inizio alla serata, inaugurandola con una bottiglia di rosso, un piatto greco squisito e varie ed eventuali(:P)
Dopo qualche ora (bla bla bla interminabile,che nemmeno una fucilata ci avrebbe abbattuto) ci siamo issate chicchere e piattini sul suo scooter e avviate, con un temporale da far desistere(tutti ma non noi!), lungo la via dei locali.
Avevo davvero bisogno di un pò di sana goliardia femminile ed è stato esilarante: beh sì, il tipico atteggiamento delle poco più che ventenni che si credono immortali, che vanno in giro per il centro in motorino, sotto la pioggia, che hanno le mani piene di cocktail offerti e che sono costrette a vuotare di nascosto per non ubriacarsi del tutto.
Ancor di più, sono sono rimasta colpita dal suo modo di vivere e mi si è spalancato davanti il mondo dei fuori sede: divide l'appartamento con altre tre ragazze, che occupano stanze impenetrabili dalle quali si scorge appena l'arredamento da cui trapela il loro modo di essere; poi, un'infinità di ripiani e scaffali per distinguere la legittima proprietaria di ogni genere di consumo..un altro mondo!
E' affascinante, anche se, dietro quell'atmosfera di libertà mista ad un incasinamento generale che era nell'aria, si percepivano le difficoltà e le privazioni che sono tutte disposte ad affrontare pur di mantenere il loro angolino d'indipendenza.
Dunque, una delle conquiline pare non usare più granchè la sua stanza e, proprio oggi che vorrei riflettere con più discernimento sull'ipotesi di andare a vivere da sola, in casa lanciano anatemi e si dilettano nel nobile gioco delle recriminazioni..

Addendum: ho appena scoperto di avere un/a visitatore/rice spagnolo/a oggi,quindi beh..BIENVENIDO/A GUAPO/A MADRILENO/A!
Addendum#2-per la "santa" par condicio:Des bienvenus même à vous visiteurs de Belfort et pardonnés mon français

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